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Castelli di Sicilia

  • Certezze e ipotesi: il Castello di Taormina tra religione e militari

    La collocazione del Castello di Taormina sull’altura di Monte Tauro fa supporre che, in epoche precedenti, questa fortezza, oltre a essere considerata uno strategico avamposto militare, fosse stata anche sede religiosa di Tauromenion. Nonostante non ci siano testimonianze certe, resta suggestiva l’idea che qui sorgesse l’acropoli di questa antica città.

  • L’ultimo marchese di Marineo: Girolamo Pilo Denti

    Il marchesato di Marineo, di cui primi titolari furono i Beccadelli Bologna, passò nei primi del Seicento alla famiglia Pilo che, sia pure a prezzo di una secolare controversia, mantenne tale titolo fino ai primi del Novecento: il De Spuches menziona come ultimo marchese di Marineo, nel 1902, Girolamo Pilo Denti.

  • Alcamo, i Beni culturali “restaurano” il castello: l’intervento del 1996

    Nel 1996 con un finanziamento di 600 milioni del Ministero dei Beni Culturali, il castello di Alcamo fu consolidato e restaurato. Il Comune decise di allocarvi l’Enoteca Regionale istituita con legge del 2 agosto 2002 e assegnata ad Alcamo con legge n. 20 del 3 dicembre 2003.

  • Castelbuono, l’arte contemporanea di un castello-museo

    Il Museo Civico di Castelbuono ospita la rilettura della collezione di arte contemporanea “Schiuma di mare e attornoNuovo percorso. 1905-2017”. Nata nel 1997 dalla donazione Di Piazza, comprende opere di Josè Ortega, Mario Schifano, Bruno Caruso, Corrado Cagli e Mario Bardi. Nel corso degli anni, la collezione si è arricchita grazie ad acquisizioni e mostre temporanee, con opere di Alessandro Bazan, Francesco De Grandi e Benny Chirco.

  • Salemi e la costruzione del carcere mandamentale tra le due torri

    Nel 1789, il Comune di Salemi, dietro pagamento di L. 55,97, otteneva dal Barone Ripa, che ne era a quel tempo il titolare, la porzione di suolo compresa tra le due torri quadrate ed il grande muro prospiciente l’attuale Piazza Alicia per la costruzione del carcere mandamentale.

  • Dalla morte di Adamo a Manfredi: il libero comune di Cammarata

    Dopo la morte di Adamo de Camerata o di Cammarata il territorio tornò al regio demanio e si resse come libero comune con usi e leggi proprie fino al 1257 quando re Manfredi lo concesse allo zio Manfredi Maletta.

  • Il granaio dei Beccadelli e la sacralità del pane di Marineo

    Per anni, il Castello di Marineo era noto come il “granaio dei Beccadelli”. Ancora oggi, il pane di Marineo è uno dei prodotti locali più noti e apprezzati. La panificazione, soprattutto nelle civiltà contadine, assume significati profondi legati alla cultura locale e alla sacralità stessa del pane.

  • Dall’Alcantara alla Calabria: la posizione privilegiata del Castello di Taormina

    La struttura del Castello di Taormina, ha una posizione privilegiata. A sud controlla la valle dell’Alcantara e la costa ionica meridionale, a nord la costa ionica settentrionale fino a Capo Sant’Alessio e la parte meridionale dello Stretto di Messina, fino al Capo Spartivento, in Calabria.

  • L’erba del vicino è sempre più verde: le origini di Castelbuono e la resa del vescovo di Patti

    Francesco Ventimiglia riuscì ad estendere i propri possedimenti attraverso un’attenta politica di scambi e accorpamenti, spesso ai danni dei vicini vescovati. Nel 1317 costrinse il vescovo di Patti a cedergli il colle San Pietro in prossimità del casale esistente per poi costruire il Castrum Belvidiri de Ypsigro, ovvero il castello dell’odierna Castelbuono.

  • Alcamo, la costruzione del castello e la peste nera

    Nel 1348 i fratelli Enrico I e Federico III Chiaramonte conquistano, a mano armata, Alcamo. Come annota il cronista Michele Piazza, in Sicilia era arrivata la peste nera che, in Europa, aveva fatto diminuire la popolazione del 30% alla fine del 1350. Probabilmente proprio in quest’anno il castello fu costruito (o completato se iniziato da Peralta, come sostengono alcuni).

  • Cammarata e i cinque diplomi: un dominio feudale “documentato”

    La storia documentata del paese ha inizio con cinque diplomi redatti tra il 1141 e il 1153, conservati nella Biblioteca comunale di Palermo, nei quali si parla di alcune donazioni di Lucia nei confronti della cattedrale di Cefalù. Da questi diplomi si evince che già in quel periodo Cammarata fosse un’entità territoriale giuridicamente configurata, un vero e proprio dominio feudale.

  • Salemi e il “Mero e Misto Imperio”, un’autonomia conquistata a caro prezzo

    Nel 1629,  dopo avere ottenuto da Carlo V il titolo di “Urbs Fidelis”, i Giurati della Città presieduti da Francesco Cutrona, dietro il rituale pagamento di ingenti somme, ottennero da Filippo IV il “Mero e Misto Imperio” che equivaleva in pratica alla più completa autonomia sia nel campo della giurisdizione civile che in quella penale.

  • Il “castellano di Salemi” e lo Jus carceratorum

    Nel Medio Evo era sede del “Castellano” che, governatore militare ed amministrativo di nomina regia, scelto tra la nobiltà o la borghesia locale, tra i suoi tanti compiti aveva la custodia dei prigionieri dai quali introitava lo “Jus carceratorum” e la giurisdizione in materia di reati minori. 

  • La Sicilia normanna e la suddivisione dei territori: Cammarata ai parenti di Ruggero

    Nella prima metà del XII secolo le parti di Sicilia occupate dai normanni vennero suddivise da Ruggero tra i suoi soldati ed i suoi parenti: ai primi andarono le terre minori, ai secondi quelle di maggiore pregio ed importanza. Il territorio di Cammarata venne dunque assegnato a Lucia e a suo figlio Adamo, nipoti di Ruggero.

  • Alcamo e il Privilegio di re Pietro d’Aragona del 1340

    Con certezza archivistica possiamo dire che nel 1340 il Castello dei conti di Modica di Alcamo non esisteva perché, con Privilegio del 23 agosto 1340 , re Pietro d’Aragona concedeva al conte Raimondo Peralta, la terra di Alcamo e il castello del Bonifato mentre, non ci sono cenni del Castello di Alcamo.

  • La cronaca del letterato medievale Falcando e il Castello di Taormina

    Ugo Falcando è il nome, presumibilmente fittizio, attribuito a un letterato medievale. Fu autore di una cronaca latina del Regno di Sicilia della seconda metà del secolo XII, pubblicata per la prima volta a Parigi nel 1550. Nei suoi scritti, separa l’abitato dal castello di Taormina, e con le parole “in ardua rupe positum”, fa riferimento alla fortezza posta sulla rupe a Nord del paese.

  • Marineo, un paesaggio disegnato tra i “cozzi” e le “rocche”

    Il territorio di Marineo è ricco di piccole alture denominate “cozzi” (Cozzo Sant’Angelo, Cozzo Quattro Finaite, Cozzo Montagnola, Cozzo del Morto…). Altre piccole masse di calcare dolomitico di età mesozoica, formano notevoli affioramenti di roccia (Rocca di marineo, Rocche di rao, Vurpara…).

  • Castelbuono nel 1500: la capitale dei Geraci e i suoi 560 “fuochi”

    Al censimento della popolazione siciliana del 1505, Castelbuono, capitale del marchesato di Geraci dagli anni Cinquanta del Quattrocento, registrava 560 fuochi, ossia famiglie (poco più di 2.000 abitanti).

    L’incremento demografico in corso era certamente la conseguenza del ruolo ‘politico’ assunto dall’antico casale di Ypsigro dopo la costruzione del castello nei primi decenni del Trecento e dovuto al trasferimento da Geraci delle più importanti magistrature del marchesato nella seconda metà del Quattrocento, che richiamava nella nuova capitale anche numerosi immigrati dai centri demaniali vicini (Polizzi, soprattutto) e dalla penisola.

  • Non tutti i castelli hanno un ponte levatoio: Salemi e l’accesso alla fortezza

    Data la sua ubicazione, alla fortezza, anziché da un ponte levatoio, si accedeva tramite una grande porta sormontata da due archi a sesto acuto. In caso di pericolo, veniva serrata da una possente saracinesca azionata da un sistema di carrucole che scorreva in verticale all’interno di un’intercapedine ricavata tra il portale interno e quello esterno.

  • Marineo, la storia del Castello e la famiglia Pilo

    La storia di Marineo non è soltanto indissolubilmente legata ai Beccadelli Bologna. Il suo destino si intreccia infatti a quello della famiglia Pilo a cui si deve, l’abbellimento delle chiese e la donazione di  molte opere d’arte alla fondazione del Collegio di Maria.

  • Cammarata e la trucida leggenda della botola nella torre carceraria

    La torre carceraria del Castello di Cammarata è legata a una leggenda trucida. Si racconta che, in questa parte della fortezza destinata ai prigionieri accusati dei reati più gravi, ci sia stata la presenza di una botola in cui venivano gettati i loro cadaveri.

  • Castelbuono e quel “pezzo” di Pianura Padana in Sicilia: il tocco dei maestri longobardi

    Le murature del corpo della cappella, della sottostante sala di San Giorgio e della sala d’armi, costituiscono un episodio del tutto eccezionale in ambito siciliano per l’uso raffinatissimo del laterizio. L’appartenenza evidente alla migliore tradizione italiana di queste strutture, unita all’uso sapiente del mattone, danno l’impressione che quest’ala del maniero di Castelbuono sia un pezzo di un castello della Pianura Padana trasportato in Sicilia e ci inducono ad attribuire la sua ideazione ad uno dei tanti maestri “longobardi” operanti nell’area madonita in quel periodo.

  • Fortezza, dimora, carcere: Alcamo e le tre funzioni del Castello

    L’edificio si presenta, storicamente, con la triplice funzione di fortezza, carcere e dimora. Restò comunque principalmente carcere fino al 1965, sempre circondato da alte mura di sicurezza, demolite il 6 giugno 1979.

  • Il Castello di Taormina, una fortezza (quasi)irraggiungibile

    Il Castello di Taormina si presenta oggi come un recinto trapezoidale che ingloba una grande coorte al centro dove probabilmente stazionavano i soldati alloggiati in tende. Per arrivarvi bisognava venire a piedi o a dorso di mulo mentre, per gli approvvigionamenti, si contava sui buoni rapporti di vicinato con Castelmola.

  • Castelbuono e le due facce del potere feudale dei Ventimiglia

    Castello feudale e Chiesa Madre sotto certi aspetti, sono due diverse facce dello stesso potere feudale. Di questo, i Ventimiglia sembrano esserne talmente consapevoli da incrementare il culto verso la patrona Sant’Anna. Ciò equivaleva a rinsaldare i legami di Castelbuono con i feudatari, possessori e custodi della Sacra Reliquia del teschio.

  • Salemi e i nomi delle cinque porte del Castello

    Circondato da una doppia cinta muraria di cui rimane solo qualche traccia, il Castello di Salemi aveva cinque porte d’ingresso: Porta Gibli, Porta Santa Maria e Porta Aquila più vicine al centro storico e, Porta Quercia e Porta Corleone, nella zona più esterna. 

  • Marineo e il “Pulpito del re”, a Ficuzza il culto solare

    Il Bosco di Ficuzza, limitrofo al territorio di Marineo custodisce, in circa novemila ettari, particolarità botaniche, faunistiche e un sito preistorico, il “Pulpito del re”, dove veniva praticato il culto solare.

  • Il Corteo storico di Cammarata: il voto del conte tra la nobiltà siciliana

    Il Corteo storico di Cammarata, si svolge in autunno. Attraversa le strade e i vicoli del centro storico, passando per il Castello fino ad arrivare nella Chiesa Madre. Viene rievocato il Voto alla Madonna dei Miracoli da parte del Conte di Cammarata per la guarigione della figlia.

  • Pirati e soldati: assalti e difese al castello di Alcamo

    Si narra che, sotto il conte Luigi I Enriquez, il Castello di Alcamo, per timore di un assalto di Kairaddin o Ariadeno Barbarossa, il terribile pirata di Algeri, fu rifornito di tale abbondanza di munizioni e di viveri da potere sostenere, per un mese e mezzo, combattimenti di trenta compagnie di soldati.

  • “Più frastuono che danno”: le mitragliatrici antiaeree al Castello di Taormina

    Durante la Seconda guerra mondiale, sul Castello di Taormina, vennero piazzate alcune mitragliatrici antiaeree. Secondo alcune testimonianze, ad azionarle erano alcuni addetti della Milmart . Il raggio d’azione era molto modesto e facevano “più frastuono che danno”.

  • Il Castello di Taormina, un maniero in comunicazione con altre fortezze

    Il castello di Taormina era tra i più importanti della Sicilia perché in interrelazione con i castelli di Sant’Alessio, Calatabiano, Francavilla e Castelmola. I taorminesi lo chiamano castello saraceno, collocandone la costruzione in un periodo antecedente a quello medievale. Fu ricostruito nel 1300, non più come castello ma come fortezza: un recinto trapezoidale che ingloba una grande corte al centro dove stazionavano o alloggiavano i soldati di guardia nelle loro tende.

  • Makella, Montagnola, Marineo: le scoperte nella valle dell’Eleuterio

    Il nucleo più consistente dei reperti  esposti nel Museo Regionale Archeologico di Marineo proviene dall’ insediamento più rilevante sulla Montagnola di Marineo. Recentemente identificata, grazie al rinvenimento di tegole iscritte in caratteri greci con l’antica città di Makella, la città sulla Montagnola era posta strategicamente a controllo della valle del fiume Eleuterio.

  • Castelbuono, la difesa “smart e low cost” del castello a fine 1500

    Alla fine del 1500, per difendere Castelbuono, la torre sud-occidentale del castello viene munita in sommità di una serie di fuciliere che battevano la porta, il Baglio grande del castello e le cortine sud ed ovest dello stesso ma, che controllavano anche l’abitato. Non potendo realizzare dispendiose ed eccessive difese bastionate alla moderna, ed avendo poca artiglieria e milizia, s’adottava la tattica di concentrare le forze disponibili in poche postazioni: da queste era possibile controllare vasti settori delle cinte murarie ed i punti più delicati del sistema con un esiguo numero di armati, in grado di respingere un improvviso assalto di piccoli drappelli dotati d’armi leggere.

  • Cammarata e la terribile torre carceraria del Castello

    La torre carceraria del Castello di Cammarata era la parte più terribile del maniero. Qui arrivavano i pluriomicidi, gli uxoricidi, gli assassini e i traditori politici che mai potevano essere liberati. Da una piccola fessura e da una scala, i soldati calavano il poco cibo e la poca acqua per i prigionieri…

  • Salemi: in un’iscrizione decriptata in due modi, l’origine del Castello

    Un’iscrizione epigrafica incisa sull’architrave di una delle finestre del mastio di Salemi, mostra l’acronimo: ”I.C.N.C.R.I.”, decriptato in due modi. Il primo: ”I(esus) C(hristus) N(azarenus) C(rucifixus) R(ex) I(udeorum) e il secondo: “I(n) C(tristi) N(omine) C(omes) R(ogerius) I(nstruxit)”. Le due letture, nonostante le differenze, sono concordi nel datare la costruzione in epoca cristiana e, precisamente, dopo la conquista normanna della Sicilia. La seconda, addirittura, ci presenta una costruzione fatta nel nome di Gesù Cristo dal “Comes” Ruggero il Normanno e, quindi, prima del 1130, anno in cui il Gran Conte fu incoronato Rex Siciliae.

  • La falsa, la piccola e la principale: le tre porte esterne del Castello dei Conti di Modica

    Il Castello dei Conti di Modica aveva tre porte esterne. Una, a mezzogiorno, era la porta segreta chiamata “la falsa”, la seconda, a occidente chiamata “la piccola”, immetteva nella fortezza e nel cortile e infine, la terza, la più grande, la principale, a settentrione, introduceva nella scala a due rampe per accedere al piano nobile.

  • Castelbuono, Creatività Contemporanea al Museo Civico: due film-evento premiati dal Mic

    Il Museo Civico di Castelbuono presenta i due film vincitori del VI bando dell’Italian Council che entrano nella collezione del Museo Civico: The Other: A Familiar Storydi Maria D. Rapicavoli e What has left since we left, 2020 di Giulio Squillacciotti. I film saranno esposti dal 28 novembre 2021 al 30 gennaio 2022 all’interno degli spazi espositivi delle ex-scuderie e nella Sala San Giorgio del Castello dei Ventimiglia.

    The Other: A Familiar Story, 2020, installazione video dell’artista siciliana Maria D. Rapicavoli (1976 Catania) affronta il tema delle questioni migratorie, e in questo caso della migrazione dalla Sicilia agli Stati Uniti nel corso del Novecento, dove il mare è un potente intermediario e luogo di transito.

    Basato su una storia vera, la narrazione ruota intorno a una donna siciliana che ha dovuto seguire il marito in America agli inizi del Novecento: da un paese vicino all’Etna alla costa di Manhattan, un’esperienza condivisa da tutti gli immigrati uniti dalla stessa sorte.

    Il film What has left since we left di Giulio Squillacciotti, genera un cortocircuito tra presente, passato e possibile futuro, un tempo e uno spazio altro, sospeso, dove proietta, con grande abilità, alcune urgenze della Storia contemporanea. Il film è ambientato nella sala principale della Provincia del Limburgo in Olanda, di cui Maastricht è capoluogo, proprio dove nel 1992 fu firmato il trattato fondante l’Unione Europea. Qui, in un ipotetico futuro prossimo, gli ultimi tre paesi appartenenti all’Unione Europea tentano di superare il senso di perdita causato dalla fine dell’Europa.

    INFORMAZIONI:

    Apertura: domenica 28 novembre 2021 dalle 11.00

    Periodo espositivo della mostra: 28 novembre 2021 – 30 gennaio 2022

    Orari: LUN-DOM: ore 10-13.15 | ore 15.45-19.00. Ultimo ingresso 15 minuti prima dell’orario di chiusura

    Indirizzo: Museo Civico di Castelbuono, Castello dei VentimigliaP.zza Castello – Castelbuono (PA)

    Telefono: 0921-677126

    Sito web: www.museocivico.eu

  • Marineo, dove la Civiltà Contadina diventa un museo

    Il Museo della Civiltà Contadina è una delle realtà più significative di Marineo. La collezione è costituita da oggetti di uso comune, memorie della vita contadina e dei mestieri di un tempo, recuperati dalle case dei contadini, da botteghe e da attività artigianali oggi in via di estinzione. Il progetto di allestimento prevede un percorso didattico-descrittivo sui cicli produttivi legati al territorio di Marineo e dintorni: dalla coltivazione del grano alla coltivazione della vite, dalla coltivazione dell’ulivo alla pastorizia.

  • L’occhio del Castello sul Teatro di Taormina: lo sguardo tra due attrazioni

    Dal Castello di Taormina è possibile ammirare, da una visuale unica e privilegiata, una delle attrazioni principali del territorio: il Teatro Antico. L’edificazione del teatro inizia probabilmente ad opera dei Greci intorno al III sec. a.C., all’epoca di Gerone II. Per consentirne la costruzione, fu necessario asportare manualmente dalla montagna oltre 100.000 metri cubici di roccia. L’impianto fu poi ristrutturato ed ampliato dai Romani che inserirono colonne, statue e le ingegnose coperture. Il Teatro antico di Taormina, che era nato per ospitare rappresentazioni drammatiche o musicali, si era trasformato durante l’epoca romana per far posto ai giochi dei gladiatori e alle battaglie navali. Questo comportò l’ampliamento dell’orchestra che in epoca greca era destinata ai suonatori, in modo da essere adattata alla nuova funzione di arena. Il Teatro Greco di Taormina è per grandezza il secondo Teatro più grande di Sicilia, dopo quello di Siracusa, ma è anche il più conosciuto al mondo ed il più ammirato. Lo squarcio che il tempo ha poi aperto, lo ha arricchito della magnifica vista del golfo di Schisò e dell’imponenza dell’Etna.

  • Alcamo “opulenta”: il titolo conferito dall’ imperatore Carlo V

    Il Cinquecento vede l’imperatore Carlo V arrivare in Sicilia e prendere possesso del suo reame (era re di Spagna, era imperatore, ma era anche re di Sicilia). Nel suo itinerario verso Palermo, si ferma ad Alcamo e le conferisce il titolo di “opulenta”. A ricordo di questo episodio, una lapide che si trova nella Chiesa Madre che l’imperatore pose sotto la sua tutela.

  • Diodoro Siculo e Idrisi: le antiche “guide turistiche” raccontano del Castello di Salemi

    Escludendo una citazione di Diodoro Siculo che, nel XXVI Libro della sua “Biblioteca Historica”, accenna a un luogo fortificato che potrebbe coincidere con il nostro, la prima vera e certa testimonianza del Castello di Salemi la dobbiamo ad Abu Abdallah Muhammad ibn Muhammad ibn Idris, il geografo arabo-siciliano che, nel 1154, compilò il “Libro di Ruggero”, una sorta di guida turistica ante litteram della Sicilia, in cui, nel descrivere Salemi, cita  tra l’altro “un castello situato in eccelsa posizione”.

  • Il castello di Cammarata in una tela: quando l’arte descrive il borgo

    La chiesa più importante di Cammarata è la Chiesa Madre, dedicata a San Nicolò di Bari. Nel 1663 venne realizzata la tela ad opera di Michele Lapis dell’altare di San Calogero che rappresenta Ignazio di Loyola e Francesco Saverio. Sullo sfondo riporta lo scorcio del paese di Cammarata sormontato dal castello e sotto, lo stemma del paese con una donna che allatta il serpente con le seguenti parole: “alios nutrit suos spernit” che significa “nutre gli altri, disprezza i suoi”.

  • Da Geraci a Castelbuono: la fortuna dei Ventimiglia

    Secondo la tradizione nel 1454 Giovanni trasferì la sua residenza a Castelbuono, scegliendola come capitale dei suoi domini (ora elevati a marchesato), abbandonando Geraci, città nella quale aveva avuto origine la fortuna dei Ventimiglia. Geraci, comparirà ancora a lungo accanto al titolo di marchese ma, paradossalmente, da questo momento la città si avvierà a un lento declino.

  • Salemi, l’astuzia di una sorella dietro la fondazione della città

    All’origine del castello di Salemi è legata una leggenda locale. Due fratelli e una sorella (quest’ultima dal nome Halyciae), si contendevano il predominio sul territorio. Per dirimere la controversia, decisero di costruire, ognuno per proprio conto, un castello in tre siti diversi. Chi fra tutti avesse ultimato per primo la costruzione, avrebbe avvertito accendendo un falò e gli altri due, lo avrebbero riconosciuto come unico vincitore. Uno dei fratelli scelse la collina di Mokarta, l’altro quella di Settesoldi mentre la sorella preferì l’altura sulla quale è ubicato ancora oggi il castello di Salemi.

    La donna avrebbe però acceso il fuoco molto prima che la sua costruzione fosse effettivamente portata a compimento. I troppo fiduciosi fratelli, credendo di essere stati ormai irrimediabilmente battuti, rinunciarono all’impresa, lasciando incompiuti i loro castelli e campo libero alla furba sorella.

  • Castelbuono, la città giardino capitale dei Ventimiglia

    Il Castello e S. Anna, patrona del paese, sono i due protagonisti di molte vicende di Castelbuono, “capitale” dei Ventimiglia. Nel XV secolo, grazie alla corte marchionale, fuori e dentro le mura nascono chiese e conventi con l’intervento di maestri lombardi e toscani che cureranno anche l’espansione urbanistica dell’abitato.

    La città nasce a protezione di un territorio ricco di strutture produttive fondamentali per il disegno politico-economico dei Ventimiglia che tendono a realizzare una piccolo stato autonomo.

    Nel 1632 Castelbuono possiede già tratti di una città giardino realizzata secondo modelli, probabilmente, molto ispirati da F. Maurolico.

  • Cammarata e le sue grotte: le tracce della storia tra la natura

    Sia la leggenda che la storia parlano della Grotta del Baglio. Su  monte  Cammarata, vicinissimo alla cima, c’è una grotta che passando sotto il paese, arriva alla base del colle Tribico uscendo  all’Acqua Fitusa, probabilmente collegandosi alle altre grotte di questo sito, dove sono state rinvenute tracce di insediamenti paleolitici e resti di una cittadella. Si sa che la grotta ha un ingresso inclinato verso il basso che, attraverso un cunicolo arriva ad una camera di forma quadrata, sulle cui pareti si trova inciso il segno degli antichi cristiani. 

  • Il Castello di Alcamo scopre un’eccellenza: il catarratto. Appuntamento all’Enoteca regionale

    Venerdì 29 ottobre alle 17:00, l’Enoteca Regionale Sicilia Occidentale Castello dei Conti di Modica di Alcamo, ospiterà l’incontro D.O.C. Alcamo – Un vitigno straordinario “il Catarratto”.

    L’iniziativa è promossa da ESA SOPAT ALCAMO allo scopo di valorizzare un’eccellenza del territorio che coniuga tradizione e innovazione. Un’occasione per fare il punto sull’evoluzione della viticoltura e sui gusti del consumatore contemporaneo, utile per raggiungere nuovi spazi di mercato e scoprire le bellezze paesaggistiche della “Città del Vino”.

    All’incontro parteciperanno l’ On.le Giuseppe Catania, Presidente ESA, Maria Possente, Presidente Enoteca Regionale S.O., Domenico Surdi, Sindaco di Alcamo. I Lavori saranno introdotti da Dario Cartabellotta, Direttore Generale ESA e moderati da Giuseppe Greco, Responsabile Servizi Sviluppo ESA.

    Con Antonio Sparacio, Resp. U.O. Ricerca e Sperimentazione IRVO, si approfondiranno le particolarità viticole ed enologiche del catarratto mentre, con l’enologo Vito Lauria, produttore e membro del CDA Enoteca Regionale Alcamo, si farà il punto sull’evoluzione della produzione nel territorio dell’Alcamo D.O.C.

    Infine, con il Professor Giacomo Dugo, docente emerito dell’Università degli Studi di Messina, scopriremo l’importanza del vino nella dieta mediterranea.

    Seguiranno dibattito e degustazione di vini e prodotti locali

    Per ulteriori informazioni

    https://www.comune.alcamo.tp.it/it

    https://www.comune.alcamo.tp.it/it/events/65308/un-vitigno-straordinario-il-catarratto

  • Stratega inetto o sfortunato difensore di Taormina? Chi era Costantino Caramalo

    Nel 902, Taormina, pur tenacemente difesa dai bizantini, cadde in mano islamica. Uno storico arabo, Ibn al-Athir, tradotto in italiano nel XIX secolo dal grande arabista Michele Amari, descriveva la presenza di un castello. Non possiamo affermare con assoluta certezza che tale “castello” fosse un fortilizio esistente in quel periodo sul Monte Tauro. Sappiamo che un kastron , fu edificato quasi certamente nel sito di Castelmola dal patrizio e stratega bizantino Costantino. Lo testimonia un’epigrafe in greco oggi murata all’esterno della chiesa madre di Castelmola. Il Costantino “patrizio e stratega” potrebbe essere Costantino Caramalo (in origine forse Κωνσταντίνος Καραμανλής,) documentato come inetto o sfortunato difensore di Taormina nel 902.

  • Vino e Pupi siciliani: tradizioni e futuro al Castello di Alcamo

    ll Castello dei Conti di Modica, si è dimostrato al passo coi tempi e con uno sguardo rivolto al futuro. E’ sede dell’Enoteca Regionale della Sicilia Occidentale, del Museo del Vino e delle Tradizioni e di una esposizione permanente dei Pupi Siciliani.

  • Marineo e la sua Rocca: alla scoperta dei vecchi quartieri

    La Rocca è il simbolo marinese per eccellenza. A seconda della prospettiva di osservazione, appare in svariate forme: punta aguzza, mano aperta, prua di una nave , dinosauro disteso, sagoma umana. Ad ogni modo, sembra abbracciare i “curtigghia”, i cortili, dei vecchi quartieri di Marineo: lu Cozzu , lu Casteddu, Sant’Anna, la Strata mastra, Sant’Antuninu, La Scalunera, La Strata di lu Puzzu, la Rantaria, San Micheli, Lu Sgabellu, lu Furriatu.

  • Marineo, storia e curiosità sul borgo nell’ultimo libro di Scarpulla

    Sabato 23 ottobre 2021, alle 17,30 il Castello Beccadelli Bologna di Marineo, ospiterà le presentazione del secondo volume di “Uomini, risorse, potere e devozione a Marineo” di Antonino Scarpulla. Si tratta del secondo volume dedicato alla storia del comune in provincia di Palermo. Oltre all’autore, saranno presenti: il sindaco on. Franco Ribaudo, Giovanni Fiume, già docente di Storia Moderna dell’Università degli Studi di Palermo, Claudio Paterna dell’Istituto di Storia Patria, Pippo Oddo, studioso di storia e cultura del territorio. A coordinare l’evento sarà Antonino Sclafani. Nel corso della presentazione del volume, ci sarà spazio per gli intermezzi musicali a cura dell’Accademia Palermo Classica con la viola di F. Montalto e il pianoforte G. Catanalotto.

    Per partecipare sarà necessario accedere con il Green Pass

  • Il Castello di Alcamo, la “buona sorte” nonostante la crisi

    Nel sec. XVI, a causa di una profonda crisi, molti castelli persero  gran parte della loro efficienza bellica. In particolare, quelli appartenenti alla piccola nobiltà, sparsi per la campagna, divennero semplici abitazioni. Tuttavia, essendo poco comodi a causa della loro ubicazione, in gran parte furono abbandonati e caddero in rovina.

    Altri, specialmente gli antichi castelli comunali, restarono invece  al servizio di principi e conti per i presìdi delle città o come carceri mandamentali: è il caso del Castello dei conti di Modica di Alcamo.

  • Natale a Marineo: i presepi fra tradizione e creatività

    Durante il periodo natalizio, a Marineo,  vengono allestiti diversi presepi nelle chiese locali a cura di svariati gruppi e congregazioni. Il più importante fra questi è il “Presepe Vivente” con la tradizionale ambientazione della civiltà contadina e una degustazione di prodotti tipici del territorio. Personaggi in costume, suoni di cornamuse e tradizioni locali, sono l’anima di questa manifestazione.

  • Taormina e la leggenda della Madonna della Rocca

    La devozione alla Madonna della Rocca – a due passi dal Castello di Taormina –  è legata a una leggenda. Un pastorello della Mola, per ripararsi da un forte temporale, entrò con il suo gregge dentro una grotta. Qui, scorse il viso di una “bellissima signora” con in braccio un bambino. Impaurito, scappò lasciando lì le sue pecore. Ritornato sul luogo dell’apparizione trovò, nella crepa di una roccia, un dipinto raffigurante “la signora e il bambino”. Da allora, la grotta fu meta di fedeli che, in seguito, vi costruirono una chiesetta. La ricorrenza si festeggia ogni anno a settembre. Tradizione vuole che si vada a degustare la cosiddetta “carne infornata”, cioè agnello cotto in forni improvvisati sul luogo.

  • Castelbuono e i tesori del chiostro di San Francesco

    La chiesa di San Francesco di Castelbuono è sorta nel 1332 ma, è stata parzialmente restaurata nel XVIII secolo. Attiguo alla chiesa, c’è uno splendido chiostro settecentesco.

    Dalla cappella di Sant’Antonio, annessa al chiostro, si accede tramite un portale al Mausoleo dei Ventimiglia la cui decorazione è riferibile alla “Scuola” di Francesco Laurana del sec. XV.

  • Salemi, “città di pietra” capitale d’Italia per 24 ore

    Dal terrazzo merlato del Castello di Salemi, è possibile ammirare un panorama mozzafiato che abbraccia la Sicilia occidentale fino al mare. Durante la spedizione dei Mille, venne proclamata da Garibaldi capitale d’Italia, ma solo per 24 ore. Splendida città medievale, seconda solo a Erice per importanza storica in Sicilia, la bellissima “città di pietra”  ha nel maniero, il cantore della sua storia.

  • Da Bari a Cammarata: la devozione per San Nicolò

    A Cammarata, la devozione per San Nicolò, ha origini antichissime. Si pensa che, intorno all’anno mille, l’arcivescovo Giovanni di Bari, venuto in paese da una sua nipote, la Contessa Lucia, portò in dono una reliquia del corpo di San Nicola. La signora di Cammarata, fece dunque realizzare un braccio di argento all’interno del quale fu collocata la reliquia, costruendo poi l’antica chiesa Madre. La festa patronale si svolge ogni anno nel mese di dicembre.

  • Salemi, dall’antica Halicyae al Castello Svevo

    Salemi venne fondata molto probabilmente sul sito dell’antica cittadella elima di Halicyae, nel cuore della Valle del Belìce, alle pendici del Monte delle Rose, tra i fiumi Mazzaro e Grande. La cittadina, si sviluppa attorno al Castello fatto erigere da Federico II di Svevia nel XIII secolo

  • Ricco ed esiliato: la storia di Bartolomeo d’Aragona da Cammarata a Napoli

    Bartolomeo d’Aragona, figlio di Vinciguerra, alla morte di questi, nel 1384, gli succedette nel possesso della baronia di Cammarata. Era uno dei feudatari più ricchi della Sicilia e si avvicinò alle casate più potenti dell’isola. Siniscalco del Regno, venne condannato per fellonia. Nel mondo feudale, si tratta del delitto di tradimento della fede giurata dal vassallo al signore. Per questo, fu costretto all’esilio e i suoi beni furono confiscati. Accolto alla corte del re Ladislao I di Napoli, nel 1400 organizzò una piccola flotta per solcare i mari di Sicilia. Il suo tentativo, come altri analoghi, rimase vano.

  • Il fantasma di Costanza Chiaramonte e la leggenda dei “mobili mangiati”

    Si racconta  che la povera Costanza Chiaramonte, prima moglie di Francesco I Ventimiglia, non potendo avere figli, fosse stata rinchiusa in una delle stanze presenti nel primo piano del Castello Castelbuono e lì, fu lasciata morire. La leggenda narra che il suo fantasma si aggiri all’interno del castello, aprendo le porte ma non attraversando le pareti, perché troppo pesante. Quando fu ritrovato il corpo della donna, la stanza era totalmente spoglia dei suoi mobili e questo fa pensare che fu lei a mangiarseli.

  • Castelbuono, a ottobre nuovi appuntamenti per “Mattine musicali al Museo”

     


    Il Museo Civico di Castelbuono in collaborazione con il Conservatorio “Scarlatti” di Palermo continua il programma di concerti che vedrà esibirsi, anche per i prossimi mesi, gli allievi musicisti del Conservatorio nelle sale espositive del Castello dei Ventimiglia. Il progetto dal titolo “Mattine musicali al Museo” offre al pubblico del Museo Civico la possibilità di ascoltare dei concerti all’interno del Museo con un repertorio di brani musicali della tradizione classica eseguiti al pianoforte, al violino, alla tromba.
    Ecco il programma:

    DOMENICA 3 OTTOBRE
    Flavio Manno (pianoforte)

    DOMENICA 10 OTTOBRE
    Cristina Cangelosi, Eva Benfratelli, Alessia Martorana, Maurizio Parisi (pianoforte), Salvatore Zummo (flauto)

    DOMENICA 17 OTTOBRE
    Martina Davì, Nicoletta Di Stefano (pianoforte)
    Carola Lucia, Antonio Stamilla, Anna Chiara Puglisi, Salvatore Onorato (pianoforte
    )

    DOMENICA 24 OTTOBRE Antoan Catalano, Valerio Castorino, Isabella Gallina (pianoforte)

    Informazioni
    Luogo e indirizzo: Museo Civico di Castelbuono, Castello dei Ventimiglia, piazza Castello, Castelbuono (Palermo)
    Telefono: +39 0921 677126
    Email: info@museocivico.eu
    Sito web: www.museocivico.eu
    Pagina FB: https://www.facebook.com/museocivico.castelbuono
    I concerti si tengono all’interno degli ambienti museali dalle 10.00 alle 13.00 e sono aperti ai visitatori del Museo Civico dotati di Green Pass.

  • Nobili, prigionieri e pirati: le sfaccettature del Castello di Alcamo

    La solidità del Castello dei Conti di Modica si imponeva per diverse ragioni: perché dimora della nobiltà, perché sede di uffici e luogo del carcere civile e criminale (era diviso in fosse, gabbie e stanze). Esisteva però un altro motivo. Il castello doveva essere un rifugio sicuro, specialmente durante le frequenti incursioni piratesche.

  • Il geografo arabo alla corte di re Ruggero che parlò del Castello di Taormina

    Il geografo arabo al-Idrīsī (1099 circa – 1164 circa), arrivò in Sicilia per invito di re Ruggero. Attese più anni a Palermo alla costruzione di un gran planisfero d’argento e alla redazione dell’opera geografica volta a illustrarlo. Parlò anche del castello di Taormina affermando che si trattasse di uno dei manieri più antichi e più famosi, così come Taormina era una delle più nobili e vetuste città della Sicilia.

  • Lotte fratricide e sete di potere al Castello di Marineo

    Al tramonto della potenza Angioina, scacciata dalla Sicilia in seguito al moto popolare dei Vespri, seguì il dominio della casa D’Aragona. Un periodo buio, di anarchia baronale e lotta fratricida.
    Il Castello Angioino e il vicino centro urbano, per l’importanza strategica, parteciparono attivamente a questo conflitto tra famiglie nobili e potere centrale: i danni furono tali da cancellare il nucleo abitato.

  • Una lapide commemorativa e il castello: la nuova corte e l’antica torre di avvistamento castelbuonese

    Primi mesi del 1317, XV indizione: una lapide commemorativa racconta che Francesco I Ventimiglia decise di costruire sul colle di San Pietro, il Castello di Castelbuono che diventerà sede della corte. In realtà, il primo impianto dell’edificio era una torre di avvistamento preesistente, collegata al vicino casale bizantino.

  • Lo stemma di Cammarata e la sua curiosa origine

    Si narra che un discendente dei Moncada, dopo un lungo assedio di Cammarata, volle imporre al paese un nuovo stemma. Su uno sfondo azzurro si osserva una donna nuda che allatta due serpenti senza curarsi dei figli distesi ai suoi piedi. Offensivo nelle intenzioni, divenne al contrario, motivo di vanto per i cammaratesi.

  • Taurus e Mena: la leggenda dei due principi palestinesi, fondatori di Taormina

    Tra le leggende che ruotano attorno a Taormina e al suo castello, una riguarda due principi palestinesi di nome Taurus e Mena. Sarebbero stati loro a fondare la Perla dello Ionio dandole il nome di Tauromena.

  • Cielo d’Alcamo, il celebre “Poeta del contrasto” e l’omaggio di Dante

    Autore di uno dei più antichi componimenti in dialetto romanzo siciliano “Rosa fresca aulentissima”, viene definito il Poeta del contrasto. Cielo d’Alcamo, il cui nome deriverebbe proprio dalla cittadina di Alcamo,  ha contribuito a traghettare il latino volgare verso l’Italiano. Di lui, scrive anche Dante Alighieri nel “De vulgari eloquentia”.

  • Un fiume e un museo: a Marineo l’incontro tra colonie puniche e greche

    ll Museo della valle dell’Euterio, custodisce reperti del comprensorio di Marineo e dei diversi insediamenti distribuiti lungo il corso dell’omonimo fiume. Le tracce più consistenti riguardano l’occupazione in epoca arcaica in connessione con la fondazione delle colonie puniche costiere – Panormos e Solunto e con il processo di ellenizzazione con le colonie greche di Himera, Selinunte, Agrigento, Gela.

  • Il Castello di Castelbuono è sempre più green: dona una pianta all’Orto Urbano Artistico

    PIANTATELE e portate le vostre piantine al Castello di Castelbuono dal 20 al 27 Settembre (orario apertura museo)! Sarà un’occasione per conoscere da vicino il progetto L’Orto dell’Arte per la realizzazione di un piccolo Orto Urbano Artistico nell’area adiacente il Castello dei Ventimiglia.

    In particolare, si è alla ricerca di piante di Erbe Aromatiche quali : Rosmarino, Timo, Erba Cipollina, Aglio, Dragoncello, Citronella, Salvia, Lavanda, Menta, Origano, Melissa, Coriandolo, Isoppo, Rucola, Elicriso, Nasturzio, Calendula, Tagete, Malva, Borragine, Echinacea, Zinnia.

    Inoltre, domenica 26 Settembre dalle 16,00 siete invitati a una merenda condivisa per festeggiare insieme la fine di questa seconda sessione di lavoro!

    Il Progetto del Museo Civico di Castelbuono si sviluppa in collaborazione con l’Associazione Il Cinghiale e la Balena.

  • Da Naxos a Taormina: la costruzione di un gioiello siciliano

    La città di Taormina ebbe origini nel IV secolo a. C. dopo l’abbandono della sottostante Naxos, la più antica colonia greca di Sicilia. Il suo sviluppo proseguì per tutta l’epoca ellenistica e romana, divenendo uno dei centri urbani più ricchi ed importanti dell’intera Sicilia.

  • Gilberto Beccadelli Bologna, il ‘500 di Marineo

    Gilberto Beccadelli di Bologna, nacque all’inizio del Cinquecento, probabilmente a Palermo, secondogenito di Francesco Beccadelli di Bologna e di Antonella di Magistroantonio (o Mastroantonio). Morì nel 1577 e fu sepolto nella chiesa del convento palermitano di S. Francesco. Aveva sposato Elisabetta Mastroantonio Bardi, da cui ebbe diversi figli. Quanti? Ben sei.

  • Ambita e aristocratica: le ricchezze di Cammarata

    Un secolo dopo la morte di Lucia “ De Camerata “ e del figlio Adamo, Cammarata venne concessa dal Re Manfredi a Federico Maletta . In seguito, e fino all’abolizione della feudalità, per la ricchezza e vastità del territorio, la cittadina divenne luogo ambito da molte famiglie aristocratiche.

  • Il Rollo di Monreale e la “dimenticata” cittadina di Alcamo

    Il famoso Rollo della Chiesa arcivescovile di Monreale, redatto in arabo, greco e latino nel 1182,  descrive minuziosamente l’immensa area della Sicilia occidentale. Per quanto riguarda la vasta zona di Alcamo, accenna, stranamente, solo al monte Bonifato e non alla cittadina.

  • Soffitto ad arte: le chimere di Castelbuono

    All’interno del castello di Castelbuono, troviamo ricche sale con soffitti a cassettoni scolpiti e decorati oltre a finestre e portali di stile gotico. In particolare, il soffitto ligneo quattrocentesco della “Sala Magna” resiste al tempo ed è decorato con figure chimeriche variopinte.

  • Cammarata, la magia del paese-presepe

    Nel periodo natalizio, Cammarata e il suo castello racchiudono uno tra i presepi viventi più belli di Sicilia. È ambientato nel periodo tra fine 800 e inizio 900 e anima le vie e le abitazioni del caratteristico centro storico, nel quartiere arabo. Per la sua collocazione e per l’atmosfera suggestiva che si respira a Natale, Cammarata viene definita da molti un “paese-presepe”.

  • Castelbuono, il tesoro di Sant’Anna e la storia del parto di Isabella

    La sezione di Arte Sacra del Museo Civico di Castelbuono, custodisce il cosiddetto “tesoro di Sant’Anna”: ori, argenti, pietre preziose, ex voto, paramenti sacri, oggetti di devozione plurisecolare. Ne fa parte anche il reliquiario a busto d’argento che custodisce il Teschio, conservato nella Cappella di Sant’Anna, commissionato nel 1521 da Isabella Moncada, moglie di Simone Ventimiglia, per grazia ricevuta in seguito ad un parto difficile.

  • Il “nuovo mare”: storia del nome di Marineo

    Dalla torre del castello marinese si gode una vista incantevole. A nord è possibile scorgere i segni di antichi insediamenti oggi immersi in una distesa di giardini che si estendono sino al mare. Il nome di Marineo richiama proprio quest’ultimo elemento. È probabile che rievochi il punto da dove i viaggiatori provenienti da Agrigento avvistavano il “nuovo mare”, ovvero il Tirreno.

  • Professione castellano: da Taormina le curiosità di un antico “mestiere”

    Il castellano del Castello di Taormina era nominato dal provveditore dei castelli o direttamente dal sovrano. Stipendio e salario erano assai più modesti di quelli dei servientes. Le spese per il mantenimento in genere gravavano sui proventi fiscali del centro abitato in cui il castello era ubicato (e cioè Taormina) o dei centri abitati più vicini.

  • “Alquam”, la terra fangosa del casale di Alqamah

    L’origine del nome della città di Alcamo potrebbe derivare da “alquam”, terra fangosa, o “Marzil Alqamah”, casale di Alqamah, nome di derivazione araba.

  • Premio Nazionale di Poesia Naturalistica “Città di Castelbuono”: la premiazione

    Sabato 4 Settembre 2021 alle 18.00, il chiostro del Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo di Castelbuono, ospiterà la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Premio nazionale di Poesia Naturalistica “Città di Castelbuono”. Si tratta di un concorso dedicato alla composizione poetica sia in italiano che in vernacolo. Il linguaggio evocativo della poesia vuole indagare sulla biodiversità legata alla flora e alla fauna, alla vegetazione e alla moltitudine di paesaggi che caratterizzano il territorio italiano, nonché sugli aspetti connessi alla geologia e alla climatologia. L’obiettivo è quello di avere una nuova visione, un’interpretazione genuina e autentica delle innumerevoli componenti della Natura.

  • Cammarata, una fortezza nella vetta più alta dei Monti Sicani

    Il Castello di Cammarata venne edificato nel cuore della Sicilia, nel suo magico entroterra e, precisamente, nel territorio che fa parte della Riserva naturale orientata Monte Cammarata. Si tratta della vetta più alta dei Monti Sicani e di cui, la cittadina omonima, si trova alle pendici.

  • Marineo, un castello ancestrale in un’atmosfera che conquista

    Le superfici dei suoi prospetti alterati e scarificati, la purezza e la semplicità delle linee, concorrono a creare intorno a questo castello un’atmosfera che conquista. Le mura che si fondono e sfumano con le sottostanti ripide pareti del burrone soddisfano pienamente la visione ancestrale di un castello possente.

  • Castelbuono e le creature bizzarre della Cappella Palatina

    La Cappella Palatina di Sant’Anna, decorata con gli stucchi di Giuseppe e Giacomo Serpotta, fu commissionata nel 1684 da Francesco Rodrigo Ventimiglia. Presenta un tripudio di putti giocosi, drappeggi svolazzanti e un vocabolario di creature immaginarie, bizzarre e misteriose.

  • Castello di Taormina, un maniero guerriero ma non troppo!

    Guerriero sì ma…non troppo! Un inventario della seconda metà del 1200 e relativo molto probabilmente al Castello di Taormina, lo descrive quasi completamente disarmato: 14 pancere in cotta di maglia, 2 scudi vecchi e rotti, una dozzina di balestre quasi tutte rotte, ferri per prigionieri ma anche pentole, spiedi, un mulino da grano, botti vecchie, tavole da pranzo, sgabelli. Una realtà ben poco minacciosa!

  • Castelli e geometrie: la Torre Castello di Ventimiglia

    Esiste una geometria dei castelli? Lo schema planimetrico del castello e della Torre Castello di Ventimiglia, è assimilabile a un trapezio rettangolare dove tre lati collegati ad angolo retto, si uniscono al quarto molto inclinato.
    La torre esistente, era posta sull’estremità Nord-Ovest dell’impianto difensivo. Da lì si sviluppavano i due lati perpendicolari che si affacciavano sul fronte Nord ed Ovest.

  • Castelbuono è una favola: torna la prestigiosa rassegna di teatro

    Dal 3 al 5 settembre a Castelbuono (Pa), torna “Castelbuono è una favola”, 24° rassegna di teatro per bambini e ragazzi.

    Appuntamento alle ore 21.00 in piazza Castello, la manifestazione è firmata dalla direzione artistica di Marco Pupella, col sostegno del Comune di Castelbuono.
     “Castelbuono è una favola” si è imposto nel corso degli anni come un appuntamento teatrale di qualità da non perdere. E’ un importante momento aggregativo che consente ai più piccoli di condividere le emozioni che solo lo spettacolo dal vivo può assicurare. Il Comune di Castelbuono, fra i più virtuosi e dinamici della Sicilia poiché offre alla cittadinanza ed ai turisti un appuntamento a sera dal mese di luglio al mese di settembre, ha posto da sempre particolare riguardo alla rassegna sia perché crede fermamente nel valore educativo del teatro dei ragazzi, sia perché ha compreso che il turismo delle famiglie passa anche attraverso l’attenzione per i più piccoli.

    Calendario degli spettacoli in programma:

     Il Carro di Apollo di Marco Marside il 3 settembre 2021
     I miei giocattoli di Marco Marside il 4 settembre 2021
     Lei è bella…?Lui sarà una bestia? di Daniela Pupella Il 5 settembre 2021

  • Archeologia al Castello di Marineo: dai reperti punici alle testimonianze normanne

    Le sale del Castello Beccadelli Bologna di Marineo ospitano testimonianze storico-archeologico, artistiche e documentarie dell’intero comprensorio territoriale. Manufatti punici, corredi funerari ellenistici e tardo romani, frammenti di anfore, invetriate arabe e di epoca normanno-sveva, sono solo alcuni esempi di un vero e proprio patrimonio culturale racchiuso nel castello.

  • Tribunali e aste: le peripezie giuridiche del Castello dei Conti di Modica

    Nel 1802, alla scomparsa di Maria Teresa de Sylva, ultima contessa di Modica, il Castello passò sotto la sovranità dei Borboni. Venduto all’asta agli Stuart, dal 1828 il maniero è di proprietà del Comune di Alcamo. A stabilirlo, una sentenza del Tribunale Civile di Trapani.

  • Strategie militari al Castello di Taormina: un episodio particolare

    Il Castello di Taormina è noto anche come Castello saraceno. In realtà, non si hanno notizie certe sul periodo in cui venne realizzato. A proposito dell’assedio contro i musulmani da parte del gran conte Ruggero, gli storici raccontano un episodio particolare di strategia militare. L’antica Tauromenium venne materialmente chiusa dai normanni con una cintura di recinzioni temporanee e  22 “castella”, probabilmente di legno. Non arrivando più i rifornimenti, dopo qualche mese, gli arabi capitolarono.

  • Il Museo Civico di Castelbuono: dall’archeologia all’arte contemporanea

    Il Castello di Castelbuono ospita il Museo Civico. Qui, sono conservate ricche collezioni permanenti esposte nelle sezioni Archeologica, Urbanistica, di Arte Sacra e nella Pinacoteca di Arte Moderna e Contemporanea. Mostre temporanee, attività culturali ed educative sono il segno di un museo che coniuga spirito medievale e sperimentale.

  • La Magna Via Francigena, un percorso tra i castelli

    La Magna Via Francigena è uno dei Cammini d’Italia più famosi. Ha origini antichissime. A testimoniarlo, una pietra miliare romana posta lungo il percorso che univa Palermo ad Agrigento. Circa 170 km suddivisi in 9 tappe. Una di queste? Cammarata\San Giovanni Gemini.

  • Il patrimonio paleontologico delle Madonie: visite guidate al museo di Castelbuono

    Alcuni olotipi fossili, per la prima volta classificati come nuove specie dal De Gregorio e depositati nella collezione paleontologia di F. Minà Palumbo, che li trovò nel territorio delle Madonie. Questo ed altro potete osservare al Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo di Castelbuono.

    La collezione comprende circa 80 campioni di calcari madreporici delle Madonie, 20 campioni di marne a fucoidi, alcuni reperti di vertebrati fossili riferibili a Elephas sp. e Hippopotamus sp., circa 500 reperti fossili di coralli raccolti in tutto il territorio. I reperti di Minà fornivano una documentazione del patrimonio paleontologico delle Madonie e, per questo, furono studiati da eminenti personaggi come Seguenza, De Gregorio e altri.

    Per le visite guidate e maggiori informazioni https://www.museonaturalisticominapalumbo.it/
    Aperto nel periodo estivo da lunedì a domenica 09.00-13.00/15.00-1900

  • Ricamare le Madonie: cerimonia di premiazione il 22 agosto a Castelbuono

    Si conclude la prima edizione del CONCORSO DI RICAMO – LA “NATURA” FLORA E FAUNA DELLE MADONIE dalle Iconografie di Francesco Minà Palumbo, che si svolgerà domenica 22 agosto 2021 alle ore 18.00 presso il chiostro del Museo Naturalistico Francesco Minà Palumbo di Castelbuono Piazza San Francesco 3. L’iniziativa nasce grazie all’attività del Museo Naturalistico di Castelbuono con la collaborazione della ricamatrice Maria Mercante ed è patrocinata dall’Amministrazione Comunale e dall’Ente Parco delle Madonie.
    Si tratta di un concorso di ricamo dove le ricamatrici sono state invitate a dare una chiave di lettura artistica e personale dell’erbario storico di F. Minà Palumbo, per avere una nuova visione, un’ interpretazione ricamata delle innumerevoli iconografie sulla natura presenti al Museo.

  • Taormina e il nobile castellano senza nome

    Durante il dominio di Federico II di Svevia, lo “Stupor Mundi”, l’abitato di Taormina fu affidato a un nobile castellano dalle riconosciute qualità intellettuali, politiche e militari di cui però non conosciamo il nome. E’ solo uno dei tanti misteri che aleggiano da secoli su questo splendido territorio.

  • Francesco Minà Palumbo, una “celebrità” castelbuonese

    Nasce nel 1814 a Castelbuono da un falegname venticinquenne e dalla sedicenne Teresa. La sua famiglia fu protagonista di un’ascesa sociale ed economica in cui fu determinante la presenza non di uno ma di due zii sacerdoti. Medico, botanico, filantropo, definito una “celebrità”. Parliamo di Francesco Minà Palumbo.

  • Cammarata: un castello per molte famiglie aristocratiche

    Nel 1397, passato il periodo di grande incertezza dovuto alla guerra del Vespro, il Castello di Cammarata divenne residenza di diverse famiglie aristocratiche tra cui, quella dei Vinciguerra d’Aragona, dei Moncada e dei Branciforte. Alla fine del 1500 fu Ercole Branciforte a prendere possesso di Cammarata e, dopo di lui, il figlio Francesco. 

  • Marineo e i mulini dell’Eleuterio

    Marineo sorge su una valle di roccia calcarea che, protendendosi in quella dell’Eleuterio, crea una gola scoscesa. Percorrendo la strada comunale che da Marineo porta a Risalaimi a fondo valle si incontrano i mulini dell’Eleuterio. La loro presenza è segnalata a partire dal 937.

  • Torre Castello di Ventimiglia, la piccola fortezza alcamese

    Nel 1397 Enrico Ventimiglia, dichiarava di aver costruito il Castello di Bonifato. Il castello, quindi, risale al XIV secolo ed è errata la denominazione di torre saracena che si dava fino a poco tempo fa. Escludendo la torre, oggi rimangono solamente ruderi. Se lo paragoniamo ad altre fortezze dello stesso periodo, vediamo come sia piuttosto piccolo. Probabilmente fu pensato per resistere a brevi assedi militari o per segnalare rapidamente, con segnali di fumo, possibili incursioni nemiche provenienti dal mare.

  • Mostre ed eventi nella Torre “superstite” del Castello di Cammarata

    A seguito di crolli avvenuti in epoche diverse, dell’intera struttura del Castello di Cammarata sono rimasti alcuni muri perimetrali, una parte dell’antico edificio oggi sede dell’Istituto religioso “Figlie di Maria Ausiliatrice” e la torre. Quest’ultima è quella meglio conservata ed è il luogo “eletto” per mostre ed eventi.